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Un podio di VARore per Ferrarotti-Bizzocchi

La partecipazione allo storico rally transalpino, premio per il successo nell’R3 Top tricolore, si chiude sul terzo gradino del podio (nella foto Renault Sport), nell’ambito del trofeo francese. Le riflessioni del pilota reggiano.

Ci sono un italiano, un sammarinese e parecchi francesi. Se pensate sia l’inizio di una barzelletta, sbagliate. Non che non ci sia da sorridere, per carità: soprattutto se, come nel nostro caso, la si guarda dalla prospettiva dei primi due. Già, perché Ivan Ferrarotti e Massimo Bizzocchi - è di loro che stiamo parlando – sono i due emigranti per un fine settimana protagonisti della storia in questione. Una vicenda di successo, visto che i due hanno passato alla grande l’esame Var, mitica prova del campionato francese.

Conquistato il passaporto per disputare uno dei rally più blasonati del calendario francese grazie al successo nel trofeo R3 Top nostrano, Ivan e Massimo non si sono lasciati intimidire da una gara sconosciuta, notoriamente tosta e bastarda, pronta a rispedirti al mittente senza troppi complimenti al minimo errore. Il terzo posto nell’agguerrito trofeo R3T transalpino, arpionato con un ruolino di marcia composto da due successi parziali, sei secondi e tre terzi posti (sue tredici prove disputate), ratifica la prova con gli attributi dei due, ad ennesima conferma del valore dell’equipaggio figlio del rallysmo di casa nostra.

Spento il motore della turbocompressa Clio allestita da Gima, il pilota di Best Racing Team punta lo sguardo sullo specchietto retrovisore della tre giorni di Sainte Maxime: “Torno in Italia sulla scorta di emozioni che solo una gara così impegnativa possono darti. Direi che è stato un fine settimana bellissimo sotto ogni aspetto: il rally, si sa, è di quelli da prendere con le molle, reso ancora più ostico da un clima variabile; ma mi accompagna, potente, anche il ricordo della forte presenza del trofeo Renault nell’ambito della gara e del bel clima che si vive all’interno del vivace trofeo R3 francese: l’organizzazione di Renault mi ha colpito tantissimo, sotto ogni aspetto”.

Questo il contesto generale. Poi, però, da venerdì pomeriggio a domenica mattina c’è stato da pestare sull’acceleratore. Cosa che vi è riuscita piuttosto bene: avreste probabilmente chiuso secondi, se non foste incappati in un fuori programma venerdì sera…
“Siamo partiti bene e, infatti, eravamo secondi dopo le prime due prove, quando abbiamo perso oltre tre minuti per una foratura nel corso della terza frazione. La prima sensazione era di aver compromesso tutto, ma non ci siamo arresi: con una gara così lunga, lo spazio per recuperare non mancava. Così, nonostante anche un tempo imposto che ci ha fatto perdere altro tempo sulla prova successiva, abbiamo continuato a spingere…”.

Arrivando, infine, ad agganciare il terzo posto proprio nella prova finale, quella più lunga (32 km).
“In realtà, l’unico rammarico è proprio legato a questa prova. A Plan de la Tour siamo partiti molto forte e, forse, avremmo potuto agganciare il secondo posto: invece, abbiamo perso una bella manicata di secondi, direi una quarantina, perché l’auto mi si è inondata in un paio d’occasioni, spegnandosi. Peccato non aver chiuso con il tempo che avremmo potuto staccare, sarebbe stato molto interessante vedere dove avremmo chiuso. Ma siamo comunque più che soddisfatti del nostro Var: al di là della terza prova, siamo sempre stati a ridosso dei migliori, nonostante in qualche frangente abbiamo fatto scelte imperfette di pneumatici, pagando dazio all’inesperienza su queste strade”.

Cosa ti ha colpito del Var?
“Correre all’estero vuol dire, ovviamente, affrontare situazioni e realtà diverse da quelle abituali. Al Var, in particolare, abbiamo trovato strade molto sconnesse e sporche, a volte a livello estremo: addirittura, ci hanno spiegato che alcune strade sono state aperte solo per questa gara, proprio per consentire al rally di mantenere le proprie caratteristiche storiche. Ma questo ha significato correre su asfalti praticamente mai asciutti (pure quando c’era il sole), e nel sottobosco il fango era un incubo. Non ultimo, i cambi d’asfalto: ne trovavi diversi anche in una singola prova. Una variabile decisiva, perché in certi punti teneva, subito dopo ti fregava: non a caso, solo il primo giorno c’è stata una buona trentina di ritiri… Come puoi capire, in queste condizioni la scelta degli pneumatici era sempre complicata”.

Hai un’esperienza ormai da veterano, ma immagino che questa incursione oltre confine ti abbia comunque arricchito. Sotto quale aspetto, in particolare?
“Direi sotto il profilo dell’adattamento. Ci siamo dovuti adattare a situazioni di strada impegnative, magari rese difficili da scelte di gomme appunto non perfette; poi, anche il correre con note non accuratissime, considerando che abbiamo fatto diverse prove in notturna, mentre le ricognizioni si erano svolte di giorno. Ma ne siamo usciti bene, anche grazie al buon lavoro che abbiamo fatto quest’anno”.

Come hanno vissuto la vostra presenza i vostri colleghi francesi?
“Sono stati tutti molto disponibili. Ci hanno fatto i complimenti e, tra questi, ci hanno fatto piacere soprattutto quelli del vincitore Florian Bernardi: l’avevo conosciuto a Roma, al Var ha apprezzato la nostra prova, consapevole delle difficoltà, per noi inedite, che abbiamo dovuto fronteggiare. Ci siamo trovati benissimo anche con i dirigenti Renault: ci hanno seguiti con attenzione, consigliandoci un po’ su ogni fronte. Ci siamo sentiti come a casa, non certo come estranei”.

In apertura, hai accennato alla forte impronta che Renault dà al campionato francese, con il suo trofeo.
“Sì, il trofeo là è molto sentito: al Var c’erano più di venti trofeisti. Al di là di questo, Renault è una presenza importante, che sa porsi al centro dell’attenzione della gara. Sono molto organizzati e curano ogni dettaglio con grande attenzione. Grazie al loro grande lavoro, abbiamo avuto sempre la netta sensazione di essere anche noi tra i protagonisti della gara. Anche per questo sono felice di aver vissuto questa esperienza; permettere al vincitore del trofeo R3 Top italiano di correre il Var come premio per il titolo è un’iniziativa intelligente, della quale sarò sempre riconoscente a Renault. Sarebbe bello, in futuro, poter disputare un campionato che includa un trofeo come questo, con premi importanti ed una casa molto presente, che ti fa sentire importante”.

Quest’escursione francese segna anche la fine di un 2018 che ti ha visto, ancora una volta, tra i big del CIR.
“Il bilancio di questa stagione è soddisfacente: è stata una buonissima annata, nel corso della quale siamo sempre andati bene, con prestazioni più che buone. Peccato per l’uscita di strada al Due Valli, causata da una mia distrazione, ma capitata almeno in un’occasione nella quale non c’era più niente in palio”.

Il 2019 è dietro l’angolo. Sarà un altro anno a due ruote motrici?
“Non ho ancora alcuna certezza, inizieremo a concentrarci sulla nuova stagione a breve. Di sicuro, mi piacerebbe proseguire con Gima e Renault. Vediamo cosa maturerà nelle prossime settimane...”.

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