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Un anno di ricordi: cosa ci resterà (soprattutto) del 2017

Un altro anno se ne va: carichiamo il 2017 sulla bisarca dei ricordi e riviviamo le emozioni che ci ha lasciato in eredità questo rally lungo 365 giorni che, oggi, giunge al suo epilogo.

Dodici mesi, tanti ricordi. Cosa ci resterà di questo 2017 arrivato alla bandiera a scacchi? La carne al fuoco è tanta, qui vogliamo salutare l’anno con una sintetica carrellata di emozioni. Proposte in ordine rigorosamente sparso. Via con il flashback…

La nostra terra torna ad avere un campione italiano: lo scudetto terraiolo se lo cuce sulla tuta Andrea Dalmazzini, grazie al team modenese G.B. Motors ed alla scuderia romagna X-Race Sport.

Simone Campedelli ci ha provato: niente da fare, il padrone del CIR è sempre lui, Andreucci. Al cesenate, un po’ altalenante ma sempre al top quanto a generosità, restano due vittorie assolute (Ciocco e Roma), il platonico titolo del TRA e tanti applausi. Tra i quali, anche i nostri, alla grande.

A proposito di CIR, il  primo degli umani è un emiliano. Antonio Rusce (pure lui griffato G.B. Motors ed X-Race Sport) è quarto assoluto (con il podio al Salento) e vice-campione del TRA. Di più, sinceramente, non avrebbe proprio potuto fare. Ciliegina sulla torta, la vittoria nella gara di casa, l’Appennino Reggiano.

Molte rose ma anche qualche spina sul fronte del principale campionato italiano. Tra i piloti, resta l’amaro in bocca per la prematura uscita di scena di Ivan Ferrarotti dopo il rovinoso ko salentino. In termini organizzativi, il pasticcio delle prove dell’Adriatico accorciate per mancanza dei necessari permessi non ci voleva proprio. PRS Group dovrà riscattarsi con la prossima edizione della regina delle sue gare.

Non è un fulmine di guerra e lo sa, Zelindo Melegari. Ma la campagna continentale di Mr. Movisport è stata  rimarchevole – con il clou del sesto assoluto sulle infernali pietraie dell’Acropoli - ed il titolo Produzione gli è sfuggito anche per cause di forza maggiore (vedi il ritiro di Roma per la scomparsa del padre).

Jader Vagnini era un iradiddio quanto correva nel Trofeo Cinqueccento. Il piedone, vent’anni e passa dopo, è rimasto intatto. Lo sa bene chi lo ha visto correre nelle gare di casa, all’ombra del Titano (a lui le assolute del Rose & Bowl, pur sospeso con ampio anticipo, e del San Marino Rally Show) e sugli sterrati del Belpaese. Non a caso, il re dell’ERMS Rally Cup è lui.

Terra, esperienza e velocità. Ingredienti che richiamano, prepotentemente, il nome di Bruno Bentivogli, incrollabile mito del nostro rallysmo, ora in servizio permanente effettivo nel Raceday. Con risultati sempre da numero uno, qual è l’Orso Bruno di Meldola.

Dall’Orso al Lupo: ehi, che ne dite del bronzo di Giuliano Calzolari - affiancato da un’altra leggenda dei rally biancazzurri, Silvio Stefanelli – a Lahti? Un risultato che vale il trionfo del 2016, considerando che il titano tornava in gara a quasi un anno dalla disavventura elbana.  

Forse non tutti si ricordano che l’Emilia Romagna vanta qualche big anche nelle salite: il bolognese Manuel Dondi ci ha entusiasmato con il titolo E2SH del CIVM (bis di quello ottenuto un anno fa), mentre Franco Manzoni ha ottenuto l’undicesimo sigillo nel TIVM. Senza dimenticare i vari protagonisti del CIVM Storiche, a partire dai bolognesi Giuliano Palmieri e Fosco Zambelli.

Mito muto: verrebbe da definirlo così, l’esordio dell’Alfa Mito by Tedak nell’Euro Rallycross. Speriamo che le rosse Alfa emiliane, eclissatesi subito dopo l’esordio bretone, tornino sulla scena nel 2018.

Non sono mancate le lacrime, ahinoi. Alessandro Pepe, scomparso durante il Rose & Bowl, resterà nei cuori di tutti noi.

Torniamo al mondo delle storiche. Pollice su per  il RAAB Historic, che sta crescendo bene e quest’anno a richiamato non solo un interessante numero di iscritti, ma anche un bel po’ di gente a bordo strada. Pollice verso per il Petroniano, cancellato alla chetichella prima della nascita. Tra i piloti, tre nomi su tutti: Elia Bossalini, ormai convertitosi a questo tipo di vetture e subito 2° nel 4° Raggruppamento dell’Italiano; Marco Bianchini, giunto alle spalle del piacentino e vincitore al Rallylegend; e Simone Brusori, profeta in patria nel già citato RAAB Historic, nonché vincitore al Motor Show, proprio davanti a Bossalini e Bianchini.

Il re del Campionato Regionale Acisport è Roberto Vellani. Per il reggiano (navigato dai modenesi Fabio Cangini e Luca Amadori), anche due assolute al Romagna ed al RAAB ed un bronzo all’Appennino Reggiano.

I due anni oltr’Alpe hanno fatto bene ad Andrea Carella. Tornato sulle strade italiche, il piacentino – con Enrico Bracchi - ha vinto e convinto nella Coppa R2 dell’Italiano WRC, togliendosi la soddisfazione di brillare anche al Due Valli. In più, lo score annovera la vittoria assoluta al Rally Day delle Dolomiti.

Quelli che… fanno i trofeisti e stanno pure davanti. Oh, yes: Simone Rivia e Giorgio Cogni, duellanti per il primato della Suzuki Rally Cup (il parmenese ha poi piegato il giovane piacentino, comunque molto apprezzato per la crescita); sugli scudi pure Marcello Razzini, campione con Gianmaria Marcomini del Peugeot Competition Rally 208

Se vi piacciono quelli che parlano poco e spingono molto sul gas, allora non avrete perso di vista Roberto Vescovi. Il quale, pur entrato in scena a stagione ampiamente in corso, ha dettato legge sulla Clio S1600, sfiorando pure la Coppa di raggruppamento del Tricolore WRC.

E poi c’è chi vince in strada e pure a motore spento. Vogliamo parlare di Luciano D’Arcio? Tre vittorie assolute, un bel po’ di successi di classe ed arrivi nelle top-10 assolute. Ma il clou sta nei premi in denaro devoluti in beneficenza, prima in occasione dell Colline Metallifere, poi alla Ronde del Monte Caio, con i 4mila Euro del Trofeo Parmigiano-Reggiano. In questo, assolutamente, il numero uno.

Ma c’è anche chi vince senza salire sul gradino più alto del podio. Quante volte ci siamo esaltati per prestazione di qualcuno che non aveva i mezzi per scalare le classifiche assolute? I nomi sono tanti. Qualcuno a caso lo buttiamo lì, riferendoci ai casi più eclatanti e scusandoci con chi – per ovvie ragioni di spazio – non appare: Tosi-Del Barba, Beggi-Alicervi e Grani-Lombardi a Modena, Pini-Pellegrini nelle due gare di casa, Arati-Ciucci al RAAB. Insomma, ci siamo capiti: tanto di cappello a chi va forte (e vede il traguardo).

Abbiamo aperto con un campione italiano. Finiamo con due campioni di vita: Elisa e Roberto. I quali hanno vinto il loro Mondiale semplicemente salendo in macchina, insieme alle loro storie più o meno note, indipendentemente dall’esito finale delle loro gare. Due grandi Persone (sì, con la lettera iniziale maiuscola) che non vediamo l’ora di ritrovare sui campi di gara, nell’anno che verrà. Insieme a tutti voi.

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