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Luciano Lombardini, l'uomo che visse i rally a tutto tondo

A dieci lustri dalla tragedia di Skopje, il reggiano resta una delle figure più significative e complete dell’automobilismo tricolore. Il nostro ricordo.

Il fatto è che uno come lui, ai rally e all’automobilismo, manca tantissimo. Anche e ancora adesso, a mezzo secolo dalla sua scomparsa. Lui è Luciano Lombardini (nella foto, all'Alpi Orientali '66) e la sua parabola - spezzatasi il 20 gennaio 1968, nelle vicinanze di Skopje - resta scolpita nel cuore e nella memoria di ogni appassionato di automobilismo che si rispetti.

L’EVOLUZIONE DELLO SPECIALE. Il navigatore di Sandro Munari: così è ricordato comunemente Lombardini. Non a torto, considerando che proprio in questa veste si è arrestato il percorso terreno del reggiano. Ma sarebbe decisamente limitativo ridurre il ricordo di Lombardini a questo ruolo: a renderne unica la figura è l’avvincente evoluzione vissuta nei pochi anni che Luciano ha avuto a disposizione.

Nato nel 1932 da una famiglia d’industriali della Bassa, Lombardini comincia a vivere attivamente la propria passione per le corse nel modo più ovvio: correndo. Non perde tempo, il ragazzo: a 21 anni, appena messa in tasca la patente, inizia a mettersi alla prova contro il cronometro. I risultati non mancano, sia nelle salite, sia nelle gare di durata; tra queste, ricordiamo, a fine anni Cinquanta, un secondo posto ed un successo di classe nella Mille Miglia dal formato rivisto a seguito della mattanza di Guidizzolo, a bordo di un’Alfa 1900. Il nome Lombardini, insomma, si fa largo nel mondo delle competizioni e acquisisce un ruolo di spicco a livello locale, divenendo uno dei principali animatori delle corse targate Reggio Emilia.

Ma è in un’altra dimensione che Luciano spicca il volo verso l’empireo dell’automobilismo, mettendo in evidenza le sue qualità. Quella di navigatore. Ruolo al quale arriva anche un po’ per caso, come ebbe a raccontarci, qualche anno fa, uno altro big delle corse reggiano, l’indimenticabile Romano Ferretti: “All'epoca correvamo gare di durata come la Liegi-Bastogne-Liegi; lui la fece un paio di volte, vincendone una, e da lì iniziò a sviluppare il ruolo di navigatore, ruolo nel quale s’impose nel rally Des Cevennes con De Adamich. La svolta avvenne quando Cesare Fiorio – allora giovane alle prime armi come manager, ma già persona di grande carisma e con una fine mente manageriale – mi chiese se volevo fare il navigatore. Gli risposi che non ci pensavo neanche, che sarei svenuto, e così Luciano, che nel frattempo si era legato al Jolly Club, approdò nel team HF”.

Lombardini sviluppa il ruolo di navigatore come nessun altro, conquistando una posizione di riferimento nel team di Fiorio. Dicono molto, ancora una volta, le parole di Romano Ferretti: “Ricordo Luciano come un tipo dal carattere magari un po' strano; sembrava che non gliene fregasse mai niente, invece ci teneva molto ed affrontava ogni cosa con una preparazione meticolosa. Era la mente organizzativa dei rally per la Lancia, quello che andava a preparare le gare, in un'epoca in cui uno solo andava a stendere le note per poi passarle a tutta la squadra. Del resto, le note, per come le conosciamo, le ha create lui”.

Con Leo Cella, Lombardini vince il rally dei Fiori del ‘67, aprendo alla grande un anno magico, proseguito poi al fianco di Sandro Munari. Con il Drago formano il dream team di casa Lancia, se non proprio in assoluto: i due infilano quattro successi per arrivare al gran finale di stagione, il Tour de Corse. Sulle strette stradine ‘tutte curve’ corse, ad inizio novembre, l’equipaggio veneto-emiliano realizza l’impresa, portando la ‘piccola’ Fulvia da 123 cavalli al successo assoluto. Un’infernale maratona no-stop di 1400 chilometri, corsa su ritmi impossibili, nella quale Lombardini ci mette del suo anche salvando il quaderno delle note da una perdita di benzina nell’abitacolo; un trionfo epico, che lascia però il segno nel navigatore di Novellara (“evidentemente, la Corsica aveva lasciato il segno, lo aveva scosso – il ricordo di Sandro Munari nella sua autobiografia -. Del resto non si poteva vincere una gara così, un mondiale in gara unica, se non guidando a quei livelli, sopra le righe. Forse Luciano aveva capito che a quel punto della sua carriera non valeva più la pena prendere certi rischi.,”): poco tempo dopo la leggendaria cavalcata, Lombardini annuncia il ritiro dalle corse, allettato anche dalla prospettiva d’indossare i panni del direttore sportivo del team lancista.

Sarebbe l’ulteriore metamorfosi di un uomo maturo, desideroso di mettere a frutto l’importante esperienza nelle corse in un ruolo cruciale nello squadrone HF. Peraltro, il Lombardini di fine ’67 è impegnato anche in un altro progetto che gli sta particolarmente a cuore: quello di dare vita al primo rally nella sua terra, altra espressione della sua incontenibile passione per le corse. Alle porte, insomma, c’è un 1968 gravido di sviluppi molto promettenti per il futuro di Lombardini. Ma le cose non vanno come dovrebbero, come racconta lo stesso Munari: “La notizia del ritiro mi aveva sconvolto, facendomi quasi rimpiangere di essere andato così forte in Corsica. Sentivo che senza Luciano non sarebbe più stato lo stesso. Proprio quando stavamo pianificando la partecipazione al Montecarlo! La sua decisione fu dura da accettare, io e Luciano ci intendevamo a meraviglia e i risultati ottenuti sono lì a dimostrarlo. Abbiamo corso cinque rally solamente e li abbiamo vinti tutti… Non volevo crederci, ed egoisticamente insistetti molto per convincere Luciano a correre ancora una volta al mio fianco, a fare insieme almeno il Montecarlo. Molte pressioni gli vennero fatte anche da Fiorio. D’altronde una vittoria al ‘Monte’ valeva più di un mondiale… Alla fine Luciano, per accontentarmi, non si tirò indietro, dicendomi che però quella sarebbe stata la sua ultima gara…”.

Quello che accade dopo, è tristemente noto. Il 20 gennaio (un sabato, anche allora), giunti al c/o di Skopje, Munari lascia il volante a Lombardini per riposarsi un po’. Poco dopo le 9, appena ripartiti dalla cittadina slava, la Fulvia viene travolta da una Mercedes, impegnata in un folle sorpasso ad un camion in una semicurva: Munari ha la milza a pezzi, ma si salverà, mentre la vita di Lombardini finisce su quella maledetta strada. Non, però, i suoi sogni e le sue passioni, raccolti e portati avanti dalle persone a lui più vicine: il ‘Drago’ ritornerà in macchina per diventare uno dei più grandi piloti di sempre, anche in memoria dello sventurato amico (“continuare a correre era l’unica maniera per onorarne la memoria e far sì che il suo sacrificio non fosse stato inutile. Luciano ha continuato a correre e vincere con me”); il 19 maggio di quello stesso anno, invece, inizierà il cammino del Rally Appennino Reggiano, da subito associato al ‘Trofeo Luciano Lombardini’; la gara tanto voluta da Luciano, resta tutt’ora una vivace realtà nel panorama rallystico del Belpaese.

UN GESTO COME EREDITA’. Fin qui la storia - più che sufficiente, ci pare - a comprendere quanto Lombardini fosse uno straordinario uomo di corse a tutto tondo. Ma per capire di che pasta fosse fatto Luciano Lombardini, dobbiamo affidarci un’ultima volta al racconto di Sandro Munari. “Luciano è stato l’ultimo grande gentleman dei rally. Lui, che correva solo per passione… Al termine della nostra splendida stagione ’67, Luciano, nella somma dei punti, era a tutti gli effetti il nuovo campione italiano rally perché, in coppia con Cella, si era piazzato quarto, davanti a me, a Monaco. Tuttavia, senza dirmi nulla, si adoperò affinché la federazione assegnasse il titolo a me, perché secondo lui il merito di quel risultato era da attribuire al sottoscritto. Quando lo seppi mi arrabbiai, ma non ci fu nulla da fare. E io rispettai la sua decisione, perché sapevo che quella era un’azione che esprimeva la sua grande sensibilità e stima nei miei confronti”. Non c’è proprio altro da aggiungere, adesso. Se non che ci piace pensare come questo gesto rappresenti un’inconsapevole e struggente eredità lasciataci da una persona davvero inimitabile. Sì, uno come Luciano Lombardini ci manca tantissimo…

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