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Anteprima 1° Rally Storico Appennino Reggiano: ci sarà anche il mitico 'Iccio' Zanelli!

A sorpresa, a quasi un quarto di secolo dall’addio alle gare, torna in azione sulle strade di casa uno dei piloti reggiani più amati di sempre. Zanelli correrà con Claudio Zanni a bordo di un’A112 di Roberto Simonetti, sfidando lo stesso cesenate e l’amico Eugenio Dallari.

La notizia farà sobbalzare più d’uno, e non solo perché del tutto inattesa. Soprattutto, chi ha vissuto in presa diretta i rally degli anni Ottanta. Perché Fabrizio ‘Iccio’ Zanelli, all’epoca, non era uno che passava inosservato. Neanche un po’. Per chi non l’avesse visto in azione con l’A112 che l’ha reso famoso (nella foto della collezione della famiglia Dallari, Zanelli-Dallari in azione all'Appennino Reggiano 1986), con la Peugeot 205 o, ancora, con la singolare Y10 turbo, basterà l’opinione di uno che di piedi pesanti se ne intende parecchio: “Zanelli – ci aveva detto alcuni anni fa Gianni Cerioli – aveva un talento enorme; se solo avesse avuto anche le risorse economiche, avrebbe fatto parecchia strada”. Per cristallizzare il concetto: Zanelli è uno che ha saputo regalato grandi emozioni pur correndo sempre con vetture di piccola cilindrata. Ergo, è un’emozione autentica, adesso, scoprire che pure lui sarà al via del 1° Rally Storico dell’Appennino Reggiano. E, come allora, anche stavolta ‘Iccio’ non correrà per l’assoluta, ma senz’ombra di dubbio sarà uno dei protagonisti più seguiti e tifati.

Iccio, il rally della sorpresa l’ha già vinto: di rivederla in gara non ci speravamo più.
“In effetti non corro dal Montecatini ’93. Ero proprio un ex, ma poi è arrivato un signore che mi ha offerto un’A112 per la mia gara di casa e, a quel punto, mica potevo rifiutare…”.

Si spieghi meglio.
“E’ successo che Roberto Simonetti – il pilota di Cesena che corre da anni con un’A112, con la quale ha conquistato diversi successi e buoni risultati nella ERMS Rally Cup, ndr – abbia adocchiato la mia ex A112 in gara a San Marino e si sia incuriosito, chiedendo informazioni sulla storia di quella vettura. E’ stato per questo che mi ha contattato, proponendomi di fare l’Appennino con una delle sue A112”.

Alla soglia dei 25 anni d’inattività, tornerà in gara con la macchina con la quale ha debuttato e che l’ha resa famosa.
“In realtà, la macchina che guiderò stavolta sarà un po’ diversa dalla mia: io avevo una gruppo N, questa è una gruppo 2. Ma credo sia divertente, anche se dovrò un po’ reimparare a guidarla. Sì, sarà proprio come esordire di nuovo, a 34 anni dalla mia prima gara, con il comune denominatore dell’Appennino Reggiano a far da teatro a questi due momenti. Solo che stavolta ho tutt’altra età. Insomma, ho una gran voglia di correre, ma è pure faticoso prepararsi per questo impegno; non è che rimonti in macchina dopo tutti questi anni pensando di andare forte come allora…”.

Non sarà l’unico in gara con la mitica A112: darete vita ad una sorta di trofeo sui generis. Lei mica si accontenterà di arrivare in fondo…
“Scherza? Io correrò per divertirmi e basta. Devo davvero imparare di nuovo come si guida la macchina. Mi mancano gli automatismi, il colpo d’occhio. Guardi, partirò tenendo il ritmo che riterrò più opportuno, poi vedremo come si evolverà la giornata”.

Sa già con chi se la vedrà?
“Ci saranno di sicuro lo stesso Simonetti ed Eugenio Dallari, due che l’A112 la conoscono bene. Roberto dice che mi ha lasciato la macchina migliore (ride, ndr)… Quanto ad Eugenio, mi viene da sorridere pensando che lui era un bambinetto e veniva a vedere il rally, quando io correvo. Adesso, invece, sono io che dovrò andare a ‘scuola di A112’ da lui. Sarà una battaglia tra vecchi e giovani”.

Ritorna in gara in occasione del 1° Rally Storico dell’Appennino Reggiano.
“Bellissima iniziativa: sono sicuro che porterà più pubblico del solito, perché la gente è legata ai rally del passato. Infatti, mi pare ci sia un certo fermento…”.

Le prove, più o meno, le conoscerà già…
“San Polo e Trinità sì, l’altra non l’ho mai disputata. Trinità mi piace, soprattutto nella parte finale, verso Gombio. San Polo è sempre da guidare, poi c’è l’ultimo tratto, pure in discesa, che è il mio preferito. La prova più bella, però, è proprio quella che non conosco, la ‘Strada’: lì, chi ha del manico il tempo lo fa davvero…”.

Notiamo con piacere che ha già ripreso a ragionare da pilota. E non proprio come quello che va per divertirsi, visto che ha messo gli occhi sulle porzioni di prova dove si fa la differenza…
“Beh, ammetto che correre in discesa mi è sempre piaciuto. E poi, avendo imparato a guidare con il sinistro, potevo contare su una tecnica che mi permetteva di fare di più”.

A parte l’occasione che si è presentata, tornare alle corse su un’A112 ha il suo perché.
“E’ la vettura che ha caratterizzato la mia parabola, insieme alla 205. All’esordio ho subito conquistato il terzo posto di classe, l’anno dopo mi sono fermato con la frizione rotta sulla prova del Castello quand’ero in testa con oltre un minuto e mezzo sul secondo. Ricordo anche un Valli Piacentine nel quale feci il miglior tempo di gruppo N, giù dal Cerro, ed erano tempi in cui c’erano 120 macchine solo in quel gruppo. Di quella gara, tra l’altro, ho una foto con Cerioli che fa il tifo per me, a bordo strada Diciamo che qualche soddisfazione me la sono tolta”.

A proposito di Cerioli: tra i rivali diretti, è stato il più forte che ha affrontato?
“Gianni mi ha sempre fatto tribolare molto, ma in quegli anni di avversari forti ne ho incrociati parecchi, come per esempio i Borghi. E tutti sanno che, ai tempi della piccola A112, noi correvamo in tre: io pesavo 80 chili, il mio naviga oltre 100…”.

A Cerioli la lega anche il ricordo di duello, all’Appennino Reggiano, finito come meno te lo saresti aspettato.
“Fu quella volta che tirammo come due forsennati tutta la notte, per arrivare a giocarci la vittoria di classe sull’ultima speciale, con un vantaggio di 3 minuti e mezzo sul terzo. Parte lui, io dietro. A un certo punto lo vedo fermo. Mi sono detto che era fatta, ed è una enorme cavolata (eufemismo, ndr): dopo poche curve, sbaglio una scalata, sbiello e fine di tutto. Ci siamo ritrovati, con Gianni, ad assistere alla gara degli altri che s’involavano verso il traguardo di Reggio”.

Dal 1984 al 1993 ha corso una trentina di rally. Quale il migliore?
“La vittoria di classe all’Appennino Modenese dell’89. Anche lì, duello senza quartiere con Gaetti, in una notte dal clima infernale, lui con l’Astra, io con la 205. A Pompeano la resa dei conti, con il mio rivale davanti di 4”: io tengo le intermedie, lui mette gomme nuove proprio all’ultimo istante. Vinco la prova dandogli 6” e vinco la classe di 2”. Sì, è stata la vittoria più bella”.

La più bella sinora, s’intende. A 54 anni tornerà a sedersi al volante: non ci vorrà far credere che si tratta di un rientro una tantum.
“Diciamo che intanto penso all’Appennino Reggiano, poi si vedrà…”.

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